le quattro stagioni di Beniamino: STORIA D'INVERNO

Beniamino si calcò ancora di più il cappello di lana azzurra sugli orecchi: l'aria gelida del  pomeriggio gli pungeva il viso, ma non si decideva a rientrare.
Giocare con la neve non capitava spesso da quelle parti e non voleva rinunciare all'ultima ora di luce, anche se quasi tutti gli altri bambini erano rincasati, abbandonando al loro destino notturno i pupazzi che avevano modellato.
Beniamino staccò lo sguardo dalla sua creatura : gli altri omini di neve erano decisamente più grandi, con cappelli e sciarpe vere e vere scope infilate a spazzola in su e nella penombra che avanzava avevano davvero qualcosa di umano, con quelle sagome rotondeggianti, come se fossero stati avvolti in mantelli fuori misura. Il suo pupazzo, al contrario, era davvero piccolo.


Gli erano bastate poche manciate di neve, stretta con le mani protette dai guanti, per formare testa e corpo: in tutto venticinque centimetri circa, sempre più di uno gnomo, dicono.
Due piccoli bottoni marroni e un tappo di sughero per fare occhi e naso, ma per cappello e sciarpa non aveva trovato niente di meglio di un ritaglio di stoffa scozzese a quadri  nei toni del verde e del blu, trovato nel cestino del cucito. Non ricordava di aver visto nessun indumento di quel tessuto, chissà da quanto tempo stava là dentro.
Ritagliare una striscia per la sciarpa e poi sfilare i fili delle estremità per fare la frangia era stato molto facile, ma per il cappello si era servito di qualche punto metallico e aveva così ottenuto un piccolo cono un po' sghembo.
Uno stecco con un pennacchio di lana gialla poteva essere una scopa adatta al suo piccolo...come si chiama?Bisognerà trovare un nome adatto …
Non poteva di certo lasciarlo lì, ma il calduccio di casa per lui sarebbe stato micidiale.
Si procurò un piatto entrando cauto nella cucina già semibuia.
Profumo irresistibile e sbuffi di fumo che fuoriuscivano dalla pentola semicoperta gli preannunciavano una cena gustosa a base di minestrone, proprio quello che ci voleva dopo il pomeriggio trascorso  a giocare nel gelo.
Ma adesso bisognava tornare là fuori, sfidando ancora il freddo e mettere in pratica il piano segreto per salvare il suo pupazzo, la sua creatura .
Si avvicinò e, con delicatezza, sollevò di pochi centimetri  l’omino e lo posò sopra al piatto, stringendo di nuova la piccola massa nevosa, soprattutto alla base e se lo portò dentro casa, mentre genitori e fratelli guardavano le notizie del maltempo  e commentavano la nevicata, da queste parti una vera rarità.
Così, senza essere notato, raggiunse la dispensa e lo depositò nel congelatore.
Il pupazzo, ancora senza nome, si trovò stretto tra  varie confezioni di verdure, carne e pesce, anche una torta gelato rimasta dall'estate precedente. Una strana compagnia, è vero, ma alla temperatura ideale per lui.
“Carino, sei un dessert ? di certo vaniglia o panna, così bianco!”
Fu il primo commento che lo accolse. La Torta Gelato, sempre così superba e scostante, questa volta si era sentita in dovere di fare gli onori di casa…dopotutto lei era una vera signora, con il centrino di pizzo di carta e le decorazioni di glassa al cioccolato!
“Di certo non è un pesce” ribatterono in coro i Bastoncini Impanati, con una certa ironia.
“Se è per quello, neanche voi sembrate pesce…piuttosto dei biscotti…” azzardò il Pupazzo, vincendo la timidezza: il freddo lo aveva assai rincuorato e cominciava a sentirsi a casa.
“Oh, sentitelo, il piccoletto, non è ancora arrivato e già prende in giro i Bastoncini…un tipetto spiritoso!”
Era un grosso Muggine che aveva parlato.
Durante una memorabile giornata di pesca, il padrone di casa ne aveva pescati così tanti, di muggini  suoi fratelli, che aveva omaggiato tutti i conoscenti…a lui era toccato il posto nel congelatore e nell’attesa non faceva che raccontare storie marinare, per scacciare la nostalgia.
Il piccolo pupazzo credeva di sognare,  sgranando i suoi occhi di bottoni: una vera fortuna trovarsi in quel luogo, un po’ stretto, a dire il vero, ma c’era un delizioso freddo polare e anche la compagnia cominciava a piacergli.
Come tutte le cose belle, anche quell’avventura nel congelatore non poteva durare a lungo.
La ricerca di qualcosa di veloce da far seguire  al minestrone per una robusta cena dopo un giorno di neve  e una notte che si presentava ancora più gelida portò la mamma di Beniamino ad esplorare il freezer…la scelta cadde proprio sul malinconico Muggine, non ci fu nemmeno il tempo degli addii…
Era fatale che mamma si accorgesse dell’ospite clandestino. Alla sorpresa  seguì un sorriso prima incerto, poi sempre più dolce.
La mamma conosceva bene la fantasia del suo piccolo Beniamino e non era poi così stupita…
Lo chiamò e subito lui si rese conto di essere stato scoperto.
Un po’ mortificato andò  incontro all’inevitabile fine del suo piccolo amico.
Non ebbe nemmeno bisogno di giustificarsi.
La mamma cercò di consolarlo, suggerendogli di fare un bel ritratto  al  suo pupazzo
E magari di dargli anche un nome.
Lo avrebbe chiamato Gennarino, a ricordo di quella indimenticabile giornata di gennaio.
Poi Beniamino si mise all’opera, con matite e pastelli: pochi tocchi di colore ”Gennarino, tu sei  tutto bianco, ecco il cappello, la sciarpetta e anche una bella stella nel cielo  di notte, per ricordarti di me ”.
Con un po’ di tristezza , beniamino portò il pupazzo fuori di casa, in un angolo del giardino.
Cadde ancora neve nella notte, fitta e a lungo. Il mattino dopo non si distingueva più nemmeno il punto dove si erano salutati.
A Beniamino piaceva pensare che Gennarino fosse salito sulla stella che lui gli aveva regalato.
La mamma mise il suo disegno in cornice e lo appese nella sua cameretta,.
Beniamino lo salutava sorridendo e Gennarino gli faceva l’occhiolino con il suo occhio di bottone..

La Befana spettinata

 
 
Era dai tempi della "Letterina alla Befana", una filastrocca scritta con i bambini della scuola dell'infanzia per una lontana Befana degli anni 80, che non avevo più scritto rime per la cara vecchietta, spero di averla accontentata e che porti  a  tutti noi tante cose buone.