La girandola

Fino a poco tempo fa le mie filastrocche avevano un blog tutto per loro "Filafilastrocca"


e nell'immagine  dell'intestazione ( presa dal web)  c'era un prato con le girandole al posto dei fiori e anche un annaffiatoio che dall'angolo in alto  spargeva un fresco zampillo d'acqua.
Sì, perché nel fortunato mondo delle filastrocche tutto può accadere, anche che le girandole spuntino nei prati.
Ora che le filastrocche hanno trovato una nuova casa, in condominio con le altre cose che scrivo,
ho pensato di dedicare alle girandole una filastrocca tutta per loro.
La girandola è un giocattolo semplice e senza pretese, eppure, nell'era dell'automazione, batterie e telecomandi, led, luci e suoni, vo-ci me-ta-lli-che ed altre applicazioni tecnologiche, ha ancora il suo pubblico, perchè i bambini hanno bisogno della semplicità che può venire solo dalla Natura.

La girandola graziosa
gira gira senza posa
roteando a tutte l'ore
sembra quasi un grande fiore.

Se ne sta sopra il suo stelo,
e sta lì, tra prato e cielo:
un po' elica e un po' stella,
tutta colorata e bella.

Basta il soffio di un bambino
che la sfiora da vicino,
basta un alito di vento
e si mette in movimento.

Quasi sembra scomparire
tanto va velocemente
poi rallenta e, finalmente,
la vediamo riapparire.

Che magia  è questa qua:
basta un soffio o un po' di vento,
la girandola lo sa
e anche il bimbo è ben contento!

Davanti all'immagine

                                                               

                                                                                                  Oro regale di ornata corona
Risplende sulla Tua serena fronte;
Mistica luce al tuo bel volto dona 
Come il sole che sorge all’orizzonte.

  Ma gli occhi tuoi ed il tuo bel sorriso 
Splendono più dell’oro e più del sole:
carezza il nostro sguardo il tuo bel viso,
e a noi Tu parli  senza dir parole. 

Il Bambino si posa con dolcezza
Sopra al seno materno, e la tua mano
Lo sorregge con tanta tenerezza
Anche noi, cara Madre, ci sentiamo
Vicini al cuore tuo, poiché tu ascolti
Tutti i pensieri che ti confidiamo.

 

In Castello

  


Rosa Mistica, che da sempre al cuore
Sai dare gioia e consolare il pianto,
Ogni voce si unisce e un dolce canto
Si leva a Te, Madre del Redentore.

    E’ più vicino al cielo il tuo Castello,
    Dal quale contempliamo il tuo mistero:
    Per Te non c’è parola né pensiero
    Che sia per la tua gloria troppo bello.

Ascolta, o Vergine degna di lode,
Degli Angeli Regina in Paradiso,
Il nostro canto che lassù si ode.

    E infine, quando discendiamo il colle,
    Serbiamo nello sguardo il tuo bel viso,
    Come questo paese sempre volle.


 

Filastrocca della carta


Giornali e riviste
Già lette e già viste
Parole, parole, bugie o verità?
Immagini e tanta pubblicità.

Sulla carta corrono  le dita
Con la penna o la matita:
quaderni finiti a righe e a quadretti,
quanto lavoro di scolaretti!

Scatolone e scatoline,
buste e sacchetti senza fine.
Libri e cataloghi e depliants
Ce n’è sempre in quantità.

Una montagna di carta usata
Che può essere riciclata.*
Ancora utile così sarà
E la Natura ci ringrazierà!



*Progetto di educazione ambientale per la raccolta differenziata della carta

Colori nell’orto


1 commento:

stasera sto facendo incetta di filastrocche e canzoni tue..e siccome quest'anno facciamo una programmazione sull'orto..questa e i vispi piselli mi saranno molto utili grazie!!!

I Vispi Piselli

4 commenti:
  1. Noooo!! Non ci posso credere! I vispi piselli!! Ma quanti blog hai creato??? Sei incredibile!1 E pensare che non volevi neanche mettertici a scriverlo un blog!!!

  2. Si dice che l'appetito vien mangiando...da qualche parte le cose che ,ahimè, scrivo ,con aggravante di recidività, le devo pur mettere...sono sempre stata disordinata, lo sai , e un po' di organizzazione virtuale mi riscatterà....Spero che le mie filastrocche piacciano ad Alice, fammi sapere

  3. Simonetta
    EUREKA!!!!! finalmente le hai postate !!!! :-)






    1. ...e quante ancora ne posterò : è una promessa o una minaccia?!

filastrocca dei Cappelli



Sopra le teste, quanti cappelli,
 buffi, eleganti, ridicoli o belli;
parano il sole o paran la pioggia,
di ogni colore e di ogni foggia.
 
    Sotto il sombrero c’è il messicano
 Con il suo poncho e la chitarra in mano.
  E nella steppa ecco il cosacco
che sfida il freddo col suo colbacco.
    
   Dal suo cilindro lucido e nero
 Il mago estrae un coniglio vero.
L’elegantone con la paglietta;
 il grande Chaplin con la bombetta.
     Cappello a punta per Mago Merlino,
 busta di carta per l’imbianchino
 E nel saluto militare
la mano il cappello va a toccare.

Se fai un lavoro pericoloso
il casco in testa è doveroso.
       E se vai in moto non lo scordare:
       nell’incidente ti può salvare.
     In ogni modo sotto i cappelli
    Sbucano teste pelate o capelli:
    dentro le teste, tanti pensieri,
    sogni, problemi e desideri.
Ognuno pensi con la sua testa,
perché in fondo la vita è questa.

Filastrocca per favore

        Filastrocca per favore
        La cortesia fa bene al cuore.
        Se è gentile una donzella
        Pur bruttina  par più bella!

    Basta un cenno da lontano,
    un saluto con la mano;
    qualche volta far buon viso,
    ringraziar con un sorriso:

     un sorriso solamente,
    vale molto e non costa niente.
 

Filastrocca del vetro

Avevo la pancia piena di vino,
bianco o rosso come un rubino.
Io di olio ero piena
per condire a pranzo e a cena.

Avevo undici fratelli,
tutti uguali, tutti gemelli:
sono tutti rotti, ahimè,
ora mi buttano via anche me!

Nella bottiglia più piccina
c'era dentro la medicina.
Nella fiala, che paura,
 c'era dentro la puntura!

Tutti insieme ci siamo trovati
per essere tutti riciclati
insieme a ciò che è da buttare,
ma qui con noi ci deve stare *

*Progetto di educazione ambientale per la raccolta differenziata del multimateriale

Pile vecchie e velenose, non buttar tra le altre cose


                    La radiolina faccio parlare
                    il CD faccio suonare;
                    col telecomando dal divano
                si cambia canale da lontano.

Posso il buio illuminare
così vedi dove andare;
l'auto telecomandata
fa una corsa e una frenata.

Tanti giochi, tanti oggetti,
per funzionare bene e perfetti
hanno dentro, rimpiattate,
le batterie ben caricate.

Ma quando le pile sono finite
devono essere sostituite;
quelle vecchie, attenzione,
non si buttano nel secchione!

C'è il contenitore che aspetta*
che tu vada e ce le metta
e se tutti ce le metteranno
all'ambiente non si fa danno.

 *Progetto di educazione ambientale per la raccolta differenziata dei rifiuti nocivi
  1. Simonetta
    Tra sorella e cugina di poesie ce n'è una dozzina e tra poco per leggerle tutte mi andrà via un'intera mattina! (scusa ma pure io volevo fare almeno una rima) ... :-)

  2. Chi va con lo zoppo, mi sembri prossima al debutto tra "Tutti noi stamburanti di rima", come dice i grande Tognolini. Aspettiamo tue performance.Zia Ada diceva che ci vuole 10 a cominciare e 1000 a smettere.

Giocando con il ritmo e le parole



Avevamo la fortuna di avere a scuola un tamburo, del tipo imperiale, ereditato casualmente dalla Filarminica di Molina di Quosa, che è stato un compagno, o meglio accompagnatore, di tanti giochi ritmici, motori e sonori, nonché segnale di richiamo e co-protagonista di feste.
 Partendo dal primo verso della canzone
" Il tamburo"di Jovanotti  e rubandone qua e là altre parole, i bambini ne hanno fatto una loro versione, un rap da scandire, ovviamente, con la  percussione del nostro amato, e conteso,
tamburo imperiale.                                                                                                                      
                    "Picchia duro sul tamburo
vai sicuro,
te lo giuro.
salta su come un canguro
e la palla contro il muro;
ho paura quando è scuro
se sto male io mi curo.
Son contento ti assicuro
quando il frutto è ben maturo,
sputo il nocciolo, che è duro.
Con il metro mi misuro:
son cresciuto di sicuro!

Chichibio e la gru

Una pagina famosa della letteratura italiana, la novella del Decameron
 di G. Boccaccio "Chichibio e la gru", proposta in rima ai bambini della Scuola dell'Infanzia.*




"Io son Chichibio il cuoco
di questo bel palazzo,
Brunetta la mia bella
mi vien sempre a trovar.

Currado, il mio padrone,
mi ha dato una gru
da cuocere nel forno,
ma una coscia l'hai voluta tu."

Così quando alla cena
l'arrosto fu servito
c'era una coscia sola:
un fatto inaudito!

 [ Rit. 1]        " O Brunetta, 'un ti ci voglio più 
                     'un ti ci voglio più
                     'un ti ci voglio più
                     O Brunetta, 'un ti ci voglio più
                     in cucina 'un ti ci voglio più!"


"E quando il mio padrone
mi chiese la ragione
io gli spiegai : "Orsù,
una zampa hanno le gru!"

"Currado si è arrabbiato,
al lago mi ha portato
"Oh oh -Oh oh" ha gridato
e le gru ha risvegliato."

 [ Rit. 2 ]         E la zampa han tirato giù
                       han tirato giù
                       han tirato giù.
                       E la zampa han tirato giù
                      e Currado non ci ha visto più!

Nervoso ed arrabbiato,
di colpo si è voltato,
dicendo :"guarda tu
quante zampe hanno le gru!"

"O Currado, ieri sera tu
non gridasti "Oh oh " alla nostra gru
e la zampa è rimasta su,
è rimasta su, è rimasta su!"

"O bravo Chichibio,
assai furbo sei stato
e ti perdono io
il guaio combinato!"

  Rit. 1]             O Brunetta, 'un ti ci voglio più 
                         'un ti ci voglio più
                         'un ti ci voglio più
                         O Brunetta, 'un ti ci voglio più
                         in cucina 'un ti ci voglio più!


  * Può essere cantata  sul motivo della
     canzone popolare toscana "Teresina 'un ti ci porto più".

La Canzone del Pifferaio Magico



Il Pifferaio Magico, una delle fiabe  più suggestive della tradizione nord europea, vista dalla parte dei topi, che non sapevano quello che li aspettava...


Rosicchiamo cri cri cri
rosicchiamo cri cri cri
nelle cantine, nelle cucine
rosicchiamo cri cri cri.
         Dentro i cassetti cri cri cri
         e sotto i letti cri cri
         quel che troviamo, lo divoriamo
         rosicchiamo cri cri cri.
Una musica sento già
chi la suona non si sa
è un Pifferaio, parola mia,
Il più magico che ci sia
        Nessun topo resisterà
        se la musica ascolterà
        dietro al piffero se ne va,
        resta libera la città!

Il Pupazzo di neve

       Sei un pupazzo bianco bianco
        sempre allegro, non sei mai stanco;
        sei un pupazzo tondo tondo,
        non vai in giro per il mondo.

    Non hai gambe per camminare
    né le braccia per salutare.
    Hai però un gran pancione
    ed hai anche un bel testone.

                  I tuoi occhi son di bottone,
          è di tappo il tuo nasone.
          Con la sciarpa ed il cappello
          sei un pupazzo grande e bello.

    Il tuo nome è “Freddolino”
    di cognome “Gennarino”;
    sei l’amico dei bambin
    e di tutti gli uccellini!

I giorni della Merla

Dentro il nido i merli stanno
su tra i rami, in mezzo al gelo;
tanto freddo e fame hanno,
vien la neve giù dal cielo.

E son bianchi come neve
mamma, babbo e i merlottini,
che affamati e infreddoliti
per scaldarsi stan vicini.

Mamma Merla dice allora:
“Non c’è niente da mangiare
e l’inverno è lungo ancora:
non sappiamo come fare…”

C’è una casa, lì vicino:
sempre acceso sta il camino:
laggiù dentro, sopra il tetto
sarà il nido più protetto.

Babbo Merlo or può volare
Dove il freddo è un po’ più mite
Tante cose può cercare:
ce ne sono di squisite!

Grani, semi e vermettini
da portare ai suoi piccini.
Lungo è il mese di Gennaio:
siamo agli ultimi tre giorni.

Sono queste le giornate
dell’inverno più gelate
ed è tempo che al suo nido
Babbo Merlo infine torni.

Quando arriva sopra il tetto
La sorpresa il merlo accoglie:
han cambiato il loro aspetto
sia i merlotti che sua moglie!

Il gran  fumo  nel passare
dalla canna del camino
il candore ha trasformato
nel color del carboncino!

Babbo Merlo è un po’ stupito:
“Siete sempre voi, davvero?”
… è da allora che ogni merlo
ha il vestito tutto nero…

…e nel mese di Gennaio
le tre ultime giornate
i tre “Giorni della Merla”
da quel dì si son chiamate.