Pagine d'Autunno



 Il posatoio tecnologico  

Niente di più autunnale di un cielo grigio, uniforme sfondo piatto del paesaggio spento, nei colori e nella mancanza di rilievo volume delle cose intorno.
E' l'effetto dell'assenza delle ombre che, insieme al sole, hanno abbandonato lo scenario.

Come una resa  alla stagione tardiva che reclama il suo  posto non solo nel calendario, ma anche nella vita della Natura e degli esseri viventi.
Raro segno di consolazione in un ambiente sempre più offeso, i molti uccelli  che ripopolano cieli, tetti e alberi: hanno ritrovato aria acqua e cibo, luoghi per nidificare e nuove abitudini.
  Si vedono e si sentono attraverso l'aria fredda e ferma innumerevoli gazze. Eccole riunite a consulto e altre ne arrivano, battendo le ali nere, annunciandosi con il gracchiante, sgraziato verso,  con il grande becco aguzzo spalancato, le zampe protese e pronte alla presa dei rami di metallo di quegli alberi d'acciaio  che portano nelle case degli esseri umani l'agitazione del mondo e protendono, al cielo indifferente, segmenti di metallo come rami, come braccia.
 E parabole come scudi rotondi contro le nuvole vaganti e griglie che quadrettano lo sfondo grigio, geometrie replicate di tetto in tetto, come un simbolo irrinunciabile.
Gli alberi scheletrici delle antenne, sentinelle spettrali  a guardia dei tetti,  attirano le gazze  e le ospitano nelle pause del volo, posatoi tecnologici per volatili di ultima generazione.
Sembra di un altro mondo l'autunno che indora le foglie e spoglia il bosco con dolce malinconia.


Oggi, 29 Settembre...

Se  pronunci questa frase, o meglio questa data, lasciando il tono della voce sospeso, come a continuare un discorso e colui o colei o coloro che ti sono vicini  intonano con la voce quasi in falsetto
"Seduto in quel caffè
io non pensavo a teeee"
significa che appartengono alla tua generazione di sessantenni, anno più, anno meno.


La  voce impostata e neutra dello speaker di un notiziario radiofonico apre lo scenario di un amore rapido e spensierato, vissuto in fretta sull'onda di un incontro casuale in un bar, per lasciare il posto, con un po' di amarezza e di rimorso, al ritorno alla realtà di un sentimento vero e duraturo.
Il dualismo tra  cogliere l'attimo nell'intensità del presente e  condividere la realtà di un rapporto che ha già un passato, si offusca per poche ore e riprende il suo posto per, forse, avere un futuro.
Alla fine ritorna la voce del giornale radio "Ieri, 30 settembre" a ricondurre la storia narrata nella canzone e anche l'emotività dell'ascoltatore, alla quotidianità, forse un po' grigia, ma rassicurante, nella quale le emozioni più che cascarti addosso le devi cercare, o meglio scoprire , ma hanno un sapore unico e tuo, Baricco direbbe "un ritorno a casa".

Se invece pronunci questa frase, o meglio questa data, lasciando il tono della voce sospeso, come a continuare un discorso e colui o colei o coloro che ti sono vicini rispondono "oggi viene di lunedi",
oppure "devo andare dal dentista" o peggio " è il compleanno di Berlusconi" vuol dire che appartengono a un'altra generazione...
 

Titolo: "29 Settembre
Testo di Mogol - musica di Lucio Battisti
interpreti l'Equipe 84  - anno1967

"Piove, la gatta non si move..." 
 


Fedele alla consegna del proverbio, come se avesse letto il  copione, eccola lì, la Stanzi, che cerca protezione sotto al tavolo di cucina, perché, nonostante abbia superato i tredici anni, il temporale la spaventa ancora.


E' nata nella siepe di alloro che delimita il giardino della Casa di Riposo e lì ha condiviso l'infanzia con la mamma e i fratellini, fino alla nostra adozione.
Chissà com'è stata traumatica l'esperienza dei primi temporali in quel rifugio precario.
Per anni Stanzi ha voluto andare fuori allo scoppio del primo tuono e spariva fino al ritorno del sereno.
Non abbiamo mai capito dove si nascondesse. Con il tempo ha accettato la casa e la compagnia anche durante il maltempo, ma è sempre molto inquieta.
Adesso si affaccia alla spalliera della sedia, come una dama al balcone del suo palazzo, e rivolge uno sguardo malinconico, ma anche apprensivo, verso la finestra con i vetri lacrimanti di rivoli di pioggia
Dopo un'ultima giornata luminosa ed estiva, anche se la luce è già combiata e più calda fin dal primo pomeriggio e la sera scende prima, settembre ci ha lasciato e ottobre ha debuttato con un temporale notturno che si è annunciato da lontano, con lampi altissimi e un brontolio crescente.
Sono andata ad aprire alla gattina (il diminutivo è dovuto alla taglia, non all'età) che  l'alba era ancora lontana e lei si è fermata sul davanzale della finestra dello studio, a nord, dove è facile arrivare dai tetti, fiutando l'aria umida  della notte, ha indugiato finchè ho accennato a chiudere l'avvolgibile e allora si è decisa  entrare.
Dopo la consueta visita in camera da letto per farsi rassicurare da qualche coccola assonnata, è scomparsa come fa da un po' di tempo durante i temporali, per rifugiarsi nei suoi posti segreti, dove si sente protetta: ripostigli e sottoscala offrono numerose risorse.
Questa volta l'abbiamo ritrovata al mattino, sulla sedia sotto al tavolo di cucina, sotto al quale lei si ritrae o si sporge, secondo l'intensità dei tuoni. Evidentemente il riparo della casa non lo percepisce abbastanza sicuro, meglio avere quacosa sulla testa!
Adesso piove piano e qualche straccetto timido di azzurro si intravede sopra le colline.
Stanzi è uscita sulla corte e beve voluttuosamente nelle pozzanghere.
Prima acqua di Ottobre, sapore d'Autunno DOC. 





Il giardino di Via del Giardino






  La nostra piccola corte si componeva di poche abitazioni ad alcune costruzioni agricole. Due alberi di arancio e un grosso caco ombreggiavano i cortili delle due proprietà  adiacenti alla nostra. Un grande orto, in parte tenuto a frutteto, ci divideva dalla strada pubblica. Sulla curva, un palo in legno dell’illuminazione che reggeva la sua lampada avvitata sotto un piatto metallico, segnava il limite tra il piccolo mondo della corte e il resto del paese. 
Davanti a casa nostra c'era un bel giardino  e una gigantesca acacia si ergeva, imponente, di fronte al portico. 
Il nostro era "il giardino di Via del Giardino". Non ce n'erano altri in tutta la strada, dove abbondavano stalle e pagliai. Tanto è vero che venivano lì a farsi le fotografie le coppie di sposi e le ragazze "spazzine", le damigelle, con l'abito da cerimonia prima di andare alla solenne processione.
Non c'era recinzione, se non una bassa fila di canne incrociate a ics. Ma c'erano tanti alberi:quattro oleandri ai lati, dai fiori di un rosa intenso e le foglie velenose, verdi scurissime, una piccola palma che dava un tocco esotico, due piantine che delimitavano l'ingresso, che a giugno si riempivano di infiorescenze a grappoli bianchi, profumatissimi, per la gioia di api e vespe.
In un angolo un cespuglio di edera sormontava una piccola grotta di tufo che ospitava una statuina della Madonna, vigile presenza a proteggere casa e corte. 
La porta d'ingresso, al di sopra della quale si apriva la finestra della camera dove mio fratello ed io siamo nati, dava luce all'interno attraverso l'elegante rostra di ferro  e, ai lati, c'erano due  piante di melograno, belle a giugno, con i loro fiori rossi, bellissime in autunno, cariche di frutti maturi, che "ridevano" dalle spaccature della buccia, mostrando i grani all'interno, come rubini luccicanti.
Ne staccavamo qualcuno, da mangiare o regalare, ma quelli sono frutti che  non  hanno, almeno nella nostra cucina, un grande impiego.Mai avrebbe immaginato la mamma di poter preparare la ricetta per il tacchino al melograno o altre preparazioni che oggi sono conosciute anche da noi e che utilizzano i  chicchi vermigli di questo frutto autunnale, che già nella buccia presenta la tavolozza della stagione, con i suoi toni caldi e ambrati.
Tuttavia i melograni venivano scrupolosamente raccolti e venduti ad una casa farmaceutica, che li usava per ricavare un colorante naturale per i medicinali prodotti.Quando mio fratello poche sere fa mi ha portato i meravigliosi melograni della foto, mi è tornato il caro ricordo di quei due alberi di melograno e anche il fatto che Il ricavato apparteneva a noi due bambini e serviva a comprare i nostri libri: i melograni, dunque, hanno contribuito al aprirci il mondo della conoscenza.


Quando San Remigio proteggeva gli scolari

 
Quelli della mia età, e anche un po' dopo, ricorderanno che, in passato, il primo di ottobre, S. Remigio,  coincideva con il primo giorno di scuola e quindi il Santo è il protettore di scolaretti, alunni e studenti.
Il mio primo giorno di scuola fu, quanto meno, piuttosto traumatico.
Tutti quelli che mi conoscono sanno questa storia. Prima la raccontava la mia mamma e poi ho
cominciato a raccontarla io e, vivendo nella scuola, le occasioni sono state tante, divertendomi anche un po' alle reazioni dell'ascoltatore.
Qualche volta è servita anche a rinfrancare qualche genitore in apprensione.
Siamo nel 1957 e all'atteso debutto  in prima elementare la mamma mi accompagnò alla scuola, ignara lei e io di come tale evento si sarebbe svolto.
La mia ostinata recalcitranza a staccarmi dalla gonna materna, dietro la quale mi nascondevo ( ero talmente piccola e minuta, che non era  un'impresa difficile) e il mio atteggiamento insensibile ad ogni tentativo di persuasione, provocarono l'intervento del Maestro fiduciario, uso la maiuscola per sottolineare l'autorità del personaggo e non per allusione evangelica, ovviamente.
Questo maestro, i più anziani ancora lo ricordano, era la più alta autorità del plesso scolastico e notoriamente il suo grosso naso perennemente rosso la diceva lunga sulle sue abitudini alcoliche.
La protezione di S.Remigio non bastò.
La sua diagnosi fu repentina e drammatica:
"Questa bambina non può stare qui" disse rivolgendosi alla mia già sgomenta mamma, "non lo vede che è scema?!"
Quanta ragione avesse lo lascio decidere a tutti quelli che, a diverso titolo, hanno avuto  a che fare con me in seguito, compresi i lettori del blog.
A quei tempi non c'era l'équipe psico-socio-pedagogica, anche se ce ne fosse stato bisogno, a certificare scientificamente patologie e disagi.
Alla mamma non restò che accettare l'impietosa sentenza; abbracciò la sua piccola croce ( nel senso della mia statura) e, con quale stato d'animo è facile immaginare, riportò il problematico fardello nell'ambito domestico.
"E' nata di dicembre..." cercò di consolarsi, adducendo anche altri motivi che avevano compromesso  da piccolissima la mia salute e la famiglia si rassegnò ad attendere segni di maturazione psicofisica da questa bimbetta ricciuta e scontrosa che " non si rifaceva proprio da niente", come si dice qui , quando le prospettive sono scarse.
Mariano, il mio fratello maggiore, frequentava la quarta classe, in casa non mancavano fogli e matite e, dopo qualche mese, la mia furibonda voglia di fare scarabocchi tenendo la matita con la presa a pugno che ripagava amaramente ogni sforzo dei familiari per avvicinarmi alla scrittura, cominciò a cambiare.
Avevamo allora un piccolo negozio di generi alimentari ed io leggevo i brevi nomi dei detersivi di quel tempo " OMO, OLA', TIDE", ma i miei pensavano all'inizio che lo facessi per imitazione.
Verso maggio cominciai a leggere parole sempre più complesse e a scriverle in modo sempre più appropriato. Il mio destino di autodidatta era già in atto.
Il mio debutto per il primo ottobre 1958 era pronto, con la leva anagrafica del 1952, le mie care compagne di scuola e la carissime maestre, prima Emilia e poi Lidia, vere maestre di scuola e di vita.
Dopo poco cominciai a scrivere delle fiabe per me, illustrandole a modo mio, ma mi arrabbiavo perché sapevo già come andavano a finire.

 Angeli Custodi a colloquio


Per tutti i nonni, impareggiabili dispensatori di affetto e di esperienza 

   e di ogni possibile forma  di aiuto, una giornata di auguri e ringraziamenti

 nel giorno della Festa degli Angeli Custodi

 



Un tenero ricordo a proposito degli Angeli custodi mi riporta indietro di una ventina d'anni, quando mio figlio Lorenzo, con lotte titaniche a colpi di errori/orrori ortografici e quaderni pieni di segni indecifrabili, combatteva la sua battaglia con, o contro, la disgrafia.
Nell'epoca della videoscrittura che cominciò subito dopo, tutto quel disagio, che ovviamente si ripercuoteva sull'autostima, la vita di relazione...avrebbe avuto un  effetto meno devastante.
Infatti in seguito Lorenzo è diventato un appassionato e esigente lettore ( la dislessia lo aveva risparmiato) e quanto a scrivere con la tastiera è abile, veloce e pignolo con la grammatica come pochi, specialmente oggi che tra i giovani il gergo social impera.
Ma a quell'epoca la prospettiva era nera, la sofferenza tanta, le illusioni  di progresso scolastico poche.
Gli era compagno  compagno nel disagio un coetaneo e omonimo (quelli che patiscono per la stessa pena è normale che cerchino il reciproco sostegno) che aveva problemi molto più gravi di lui.
Il mio Lorenzo un giorno disse all'altro Lorenzo:-"Lo sai cosa gli dice il mio Angelo Custode al tuo, quando lo incontra?"
E all'espressione stupita dell'amico rispose: " Si fa a cambio?"
Spero che i due Angeli Custodi non si facciano sfuggire  di mano la situazione per nessuno dei due, nessuno di noi è mai fuori dal bisogno della protezione che ci viene di Lassù.






Nel giorno di San Francesco






Autunno ti aspettavo