Antonio Tabucchi Pisa 1943 Lisbona 2012


La visita di mio fratello Mariano ad un orario inconsueto della domenica pomeriggio  mi ha annunciato la notizia della morte di Antonio Tabucchi,
 senza dubbio il nostro compaesano più illustre.
 Compaesano, e non , più borghesemente, concittadino, è il termine che meglio identifica il rapporto tra il paese di Vecchiano, apparentemente anonimo, finché non ci si sofferma a scoprirne le caratteristiche,  e lo scrittore appena scomparso nella sua Lisbona, patria di adozione non solo intellettuale, come si intuisce avvicinandosi alle sue opere.
Saranno in molti a scrivere della sua vita e della sua morte: intellettuali, letterati, critici, giornalisti. Contrariamente a mio fratello, che nel corso degli anni ha intrattenuto con Antonio un
rapporto amichevole, consolidato da una memorabile visita in Portogallo a metà degli anni 70, io non ho mai avuto l'occasione, e la fortuna, di conoscerlo personalmente, e l'ho conosciuto
solo in qualità di lettrice. Quando dicevo a qualche giovane supplente della mia scuola "Ti faccio passare davanti alla casa di Tabucchi" dalle loro reazioni
 si aveva la conferma che ormai era già un mito.
 Per noi è stato da sempre e resterà Antonino della Riesa ( la madre, levatrice appartenente ad una dinastia di ostetriche: il padre, Adamo, proprietario del bar all'angolo della piazza, centro della vita paesana), che cantava  con gli amici"Cuando calienta el sol" col poncho e il sombrero, che un lontano giorno dei lontani anni 60 partì per il Portogallo.

"Tutti i nomi portano a casa"



Da bambina mi arrabbiavo moltissimo quando alla domanda "Come ti chiami?" qualcuno rispondeva con il luogo comune, scontato e del tutto privo di umorismo: "Torna a casa quando piove", ritenendo di aver dato una risposta spiritosa.
Questa risposta insulsa faceva coppia con l'altra frase per cui, se cercavi una persona, ti sentivi rispondere: "L'aveva in bocca un cane!". Un'assurdità  della quale non ho mai colto la pretesa spiritosaggine,
  Eppure se posso dire di avere sempre avuto qualcosa, questa è proprio il senso dell'umorismo.
Più logico e attendibile è il detto: "Tutti i nomi portano a casa".
 Sì, va bene ma se il nome è bello, evocativo o storico è meglio.
Come si legge nel volume "Guida ai detti toscani" di Renzo Cantagalli
 ( Ed 
Sugar,1971), dalle nostre parti, altrove non so, c'è, o piuttosto c'era, l'uso molto comune di dare a figli e figlie nomi di antichi personaggi della storia, della mitologia o tratti da romanzi popolari e opere liriche o dalle patrie vicende.
Ecco rosei e paffuti neonati fregiarsi di poderosi nomi epici: Ettore, Achille, Ulisse, Enea, Pilade  e Oreste. E per le bimbe Elettra, Creusa, o, con maldestri cambi di genere,  Porsenna  ed Eteocle per due donne e Afrodite per un uomo...dando la precedenza all'intuito e al suono rispetto alla storia, senza guardare tanto per il sottile.
  E ancora Nestore e Senofonte, valenti musicisti e Mentore, fabbricante di liquori e sposo della bella Bianca, che, come Lucida Mansi, si specchiava anche in chiesa, nello specchio nascosto tra le pagine del messale.
E poi Plinio, Licurgo, Orazio, Perseo, che fa venire in mente Medusa, albergartice in Versilia.
Ma anche Orfeo, una montagna d'uomo e di simpatia, e Anchise, che oltrepassò  i cento anni di età,
 Socrate, Aristide, storico barbiere con fama di essere piuttosto pauroso e, per questo, il domatore di un circo di passaggio a Vecchiano, lo invitò a radergli la barba nella gabbia dei leoni.
Temistocle, babbo musicante di una cara amica; Asdrubale che vendeva  il pesce al grido "di mareeee", con voce roca inconfondibile.
Dalle pagine di romanzi famosi o dai libretti d'opera spuntano Rigoletto e Gilda, Tosca, Amleto, Rizieri e Dosolina, Otello e Desdemona.
 Più di recente, da film  ormai nella leggenda, ecco Rossella, poi  Sabrina...e siamo ormai ai nostri giorni.
Ci saranno ancora mode e tendenze, novità e tradizione si mescoleranno nella scelta dei nomi delle prossime generazioni, che andranno a ingrandire il mosaico della vita del nostro paese, legandosi alla storia, alla leggenda, al gossip, alla fantasia nel continuo divenire dell'esistenza

Pagine d'Estate


 Un fiore grande, gioioso, immagine di luce e di calore. Una corona di petali raggianti intorno all'architettura mirabile e perfetta del disco dei semi.
Eccoli, i girasoli, riempire il campo con i  grossi capolini splendenti di giallo sui robusti steli e le foglie che sembrano  ventagli, oscillanti sui loro  lunghi piccioli al vento di tramontana, strano in questo mattino di inizio estate.

Ma loro non si lasciano ingannare dalle fresche folate e guardano tutti verso est, dove da poco alla luce rosata dell'alba si è sostituito l'oro dell'aurora.
Salutano il ritorno del sole, come in un rito, antico come il mondo.
Piuttosto ingenua, e di dubbia riuscita, l'idea di trapiantarne qualcuno nei vasi davanti casa.
Forse ce li godremo per poco, chissà,  con le loro teste  erette e pure inchinate alla maestà dell'astro splendente.
Dopo un po' che le radici hanno ritrovato la terra e l'acqua, le foglie calate e spioventi ritornano turgidee vitali
e l'occhio dei semi, tra i petali mossi dal vento, incontra i raggi luminosi, come  uno sguardo sorpreso e rassicurato: "Eccolo, il sole, è anche qui, nella nuova casa..."





 Gl'intrusi


 
Nessuno se n'è accorto prima, di quella piccola massa giallognola tra lefoglie della pianta grassa, che non so nemmeno come si chiama.
Poi sono apparsi due grosse forme ovali, come due uova di un misterioso uccello di passaggio, in questa estate torrida, verso chissà quali destinazioni.
La sorpresa per l'apparizione della sera precedente ha raggiunto il culmine la mattina successiva: i due funghi si affacciavano tra il verde, con le cappelle giallo chiaro sovrapposte l'una all'altra  e i gambi  dritti e ben disegnati e se ne stavano lì, come se ci fossero stati da sempre.
Effimera presenza, già alla sera è iniziato il conto alla rovescia e, così come erano apparsi nella fioriera della terrazza, se ne sono andati, lasciando un piccolo ammasso informe.
Normale fenomeno botanico, favorito certamente dal clima caldo umido di questi giorni di luglio e dalle frequenti annaffiature che ristorano le piante, ma questa apparizione fugace, pur tipica dei funghi, ha qualcosa di inquietante, fa riflettere sulla precarietà di molte cose intorno a noi e che spesso sono quelle che assorbono  di più il nostro tempo a la nostra energia, a scapito di ciò che veramente conta nella vita.
Anche attraverso due  funghetti intrusi, la Natura manifesta tutte le forme di vita e  ci porta a riflere sull'esistenza. 




Erbe, profumi e sapori



Quel tocco di sapore e di profumo speciale che rende unico un piatto, anche semplice, della tradizione culinaria, che lo fa riconoscere tra mille altre vivande, 
che lo fa ricordare a distanza di anni nel corso della vita intera. Le piante aromatiche, spesso ricche di proprietà medicinali e cosmetiche, patrimonio di conoscenze scentifiche e pratiche che rischiano di andare perse nell'omologazione dei consumi di oggi, sono un elemento talmente familiare del nostro ambiente che, come tutte le cose che abbiamo sempre sotto gli occhi, e soprattutto, in questo caso, sotto il naso, si finisce per non farci neanche più caso: sono lì, ci sono sempre state, umili presenze vegetali, pronte ad arricchire di sapore le vivande sulla nostra tavola, a contribuire alla salute e alla bellezza del corpo, a profumare la biancheria di antiche fragranze, a ornare aiole e terrazzi, ricordandoci in ogni momento l'immensa bellezza e armonia della Natura in tutte le sue molteplici forme di vita.


   Siesta


Ne ha molte, la graziosa Stanzi, gattina dodicenne, di pose plastiche più fascinose di questa!
Ma lo spenzolarsi  con abbandono al sonno della siesta estiva, nella canicola di luglio è l'immagine dell'estate piombata all'improvviso a rivendicare il suo posto nel calendario e nel meteo.
I gradi: meglio non indagare e dormirci su, aspettando che scorrano le ore più calde del pomeriggio.
I gatti sanno quali sono i posti migliori, sia in inverno, sempre accoccolati al calduccio, che in estate, pronti ad occupare i posti più freschi della casa, a seguire il più tenue refolo di aria  fresca, come sul il davanzale della finestra esposta  a nord.
Silenzio, si dorme!



Buongiorno, Mr. Pipistrello! 

 Un risveglio inconsueto aspettava me e mio marito in questa ultima giornata di un agosto settembrino.


Già la nottata non era stata granché, quanto a sonno, intendiamoci!
Prima di andare a dormire, ho votato per "gli Oscar dei blog", chi lo vuole fare o desidera informarsi dettagliatamente, può cliccare qui sotto

MIA2014 - Macchianera Italian Awards

...e siamo quasi all'una!                                                                                                                              Poi rincasano i ragazzi, uno dopo l'altro e abbastanza presto, per essere di sabato sera: meno male, meno ansia  nelle pause del sonno ...e siamo alle due passate.

 Anche la gatta, terminato il giro per la corte e su per  i tetti, tra cielo nero e tegole, rientra al seguito dei figli, alla ricerca di un posticino adatto per acciambellarsi, non prima di averci salutato con testatine e strofinamenti seduttivi e dopo svariati tentativi di condividere il mio guanciale o piazzarsi al centro del lettone, tra me e Antonio, suscitando ricordi di invasioni di bambini da piccoli, ma questo privilegio non le è concesso e si accontenta di posizionarsi al mio fianco, piacevole contatto per tutte e due...e suonano le tre.
Finalmente la casa piomba nel silenzio e nell'oscurità  si cerca il sonno che intanto, passata l'ora solita, si fa desiderare.
Dopo quanto non lo so, nella nebulosa ovattata del dormiveglia, sento un rumore che si ripete, indecifrabile per origine e provenienza.
Stanzi è nervosa e va in giro a salti, gratta qua e là, miagola inquieta e si becca pure una inefficace sgridata, finchè  mio marito non la fa uscire di nuovo e poi lui sale al piano superiore, per accertarsi se i rumori non  provengano  per caso dalla camera di Michelangelo, che è nel suo letto e gli risponde assonnato.
Allora pensiamo che sia la vicina, abitualmente molto mattiniera, che si muove nella stanza contigua alla nostra.
 Il rumore intanto continua, si sente come un fruscio, che si sposta in alto, sul soffitto, si interrompe brevemente e allora si avverte un leggero grattare, come di unghiette.
Il fruscio  riprende a tratti... poi Antonio vede nella penombra una piccola ombra mobile, rapida  e vorticante: " E' un pipistrello".
Stupore di tutti e due.
Facciamo luce aprendo la finestra, ormai è giorno pieno: l'uccello vola in cerchi concentrici, intorno alla ventola che in estate sostituisce il lampadario ( quest'anno quasi inutilizzata). Giri cechi, guidati dal suo sonar personale, in cerca di un'uscita. Probabilmente è entrato dalla terrazza o da un'altra finestra, ma io ho chiuso la porta della stanza per non rischiare di continuare l'avventura in un'altra parte della casa.
Lui continua il volo cieco, ogni tanto si aggrappa al bastone delle tende; noi facciamo goffi tentativi non si sa  in base  a quale strategia, sventolando scope, per cercare di guidare la traettoria  del volo verso l'esterno.
"Se ti entra nei capelli, te li devi tagliare" mi viene in mente di aver sentito dire, a causa degli uncini sulle ali membranose di questo uccello, che porta il retaggio di tante dicerie, tutte spiacevoli, mezzo topo e mezzo uccello, con fama vampiresca amplificata da cinema e letteratura.
Nessuno che lo ringrazi per liberarci da zanzare e altri insetti, questa bestiola un po' misteriosa e innocua,  che oggi si tende per fortuna a riabilitare.
Mi sono lasciata tentare a fare qualche improbabile fotografia, dato il suo vorticoso movimento, ma quando sono rientrata nella stanza con la digitale,  il pipistrello se n'era andato...così non ho potuto assistere all'uscita di scena del protagonista della mattinata e mi sono limitata a chiudere il sipario delle tende.
Fine dell'avventura e inizio del recupero di un po' di sonno.
Dopo il primo sonnellino è suonata la sveglia per Lorenzo,che, stranamente nel giorno festivo, usciva  presto con gli amici per  una meta assai distante...poi è rientrata la Stanzi, rassicurata, ed ha ricominciato i suoi saluti,  poi le campane della Parrocchiale annunciano la S. Messa delle otto, meglio alzarsi e scrivere un post. 

...e poiché l'editor di Blogger fa i capricci, 
RIpubblico i post,
REPLICA DELLA REPLICA!!
 ma non voglio rinunciare ai commenti: eccoli qua:

4 commenti:

  1. Bellissimo il tuo post dedicato ai miei fiori preferiti!!! Ciao
    RispondiElimina
  2. Ciao carissima Fiore,
    la tua visita mi rende veramente felice, una bellissima sorpresa!
    Sto ricollocando su "Parole qua e là " alcuni post de Lo schiaccianoci(...un po' di nostalgia!), cercando di dare un vago ordine tematico.
    Saluti cati a te, a Eugenio e ai Mitici Pelosi del cuore<3
    Un abbraccione
    Marilena
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  3. Complimenti per i fiori!! Il pipistrello in camera non ci voleva proprio, per fortuna che è andato via da solo!! Buona giornata =)
    RispondiElimina

    Risposte





    1. Ciao Elisa,
      come ho scritto a Fiore, sto ripubblicando vecchi post, ma la passione del blogger è sempre la stessa!:-)


Onomastico


Nell'ultimo post ho parlato dei nomi di persona e non mi aspettavo tanto interesse da parte delle amiche della rete. Mi sono resa conto solo adesso che oggi ricorre il mio onomastico: 22 luglio  S.Maria Maddalena.

"Noli me tangere"Beato Angelico, Convento di S.Marco - Firenze






Il mio nome, da molti ritenuto spagnolo, forse per l'assonanza con l'aggettivo "madrilena", in realtà è di origine ebraica, poiché  risulta dalla contrazione di Maria Maddalena, o meglio Magdalena, che significa "Maria, donna nata sulla riva del Lago di Magdala".  
Non vi sono che indizi assai tenui per identificarla con la peccatrice perdonata da Gesù in casa del fariseo (Lc 7,36-50) o con Maria sorella di Lazzaro e di Marta. 
 La nuova liturgia  è orientata a mostrare Maria di Magdala quale prima fortunata testimone della Risurrezione  (Gv 20,1-2.11-18).
 Nella storia dell'arte, i maggiori maestri della pittura hanno dato vita ad opere insigni che rappresentano quella scena
Tra le "Maddalene" della letteratura e del cinema, spicca quella di  N.Kazantzakis  nell'"Ultima Tentazione di Cristo", dove si intrecciano umanità e divinità del Nazareno, in una sofferta lettura del messaggio evangelico.
Il mio nome, che non siamo in molte a portare, fu scelto dal mio babbo  durante una gita sul colle del Castello in occasione dell'8 settembre, natività della Madonna. 
 Nel nostro paese questa  data  ha valore religioso e anche civile e storico, poiché si ricorda la liberazione di Vecchiano dall'occupazione tedesca alla fine dell'ultima guerra. In questa occasione i Vecchianesi  ancora oggi salgono al Santuario di S.Maria in Castello, che sovrasta il paese sulla sommità di un colle .
 Così avvenne anche nel settembre del '51. La mamma rimase a casa con me nel pancione, che sarei nata a dicembre  mentre  babbo e il mio fratellino Mariano, di poco più di tre anni, andarono sù, con tanti altri paesani. Durante la scampagnata che seguiva la funzione religiosa, babbo sentì una signora che chiamava Marilena,  la sua bella e vivace bambina. Gli venne così il desiderio che anche nella nostra famiglia nascesse una bimba con i riccioli e gli occhi celesti e che si chiamasse anche lei con quel nome. E così accadde. 
E, tanto per finire con qualcosa di dolce, non dimentichiamo le maddalene, biscotti a forma di conchiglia o di barchetta, anche questi legati alla figura della Santa, ottenuti con una pasta al profumo di arancio.



"E lucean le stelle" 


Il cielo stellato sopra di noi, in queste calde notti estive, dalle nostre parti sembra che risuoni   di immortali melodie, che a poca distanza da qui rivivono nella splendida cornice del grandioso Teatro all'aperto, sulla riva del Lago di Massaciuccoli, a Torre del Lago, dove è in corso il  Festival Pucciniano  giunto all'edizione n°58, che richiama appassionati e turisti da ogni parte del mondo.
Ne sentivo parlare, da bambina, dall'altra sponda le Lago, terra di bonifica e padule, paesi contadini  lontani dalla mondanità della Versilia e dalla vita dorata dei villeggianti. Qui, nel caldo polveroso, si era intenti a lavori di cava e di campagna..."Vanno all'opera", sentivo commentare a proposito di signore che si facevano belle, parrucchiera ( da noi pettinatrice) e vestito delle feste e uomini a lustrare le rare automobili presenti nel paese.
  
    


 "L'opera non è per tutti", sentenziava qualcuno, non solo per sottolineare il costo del biglietto, del viaggio  e delle mise, ma anche per la difficoltà dei più a comprendere l'intreccio della vicenda ed ad apprezzare musica e canto.
Erano le persone più anziane, e non tutte, a detenere il primato della cultura dell'opera, a raccontarne la trama, con lo sguardo fisso in avanti, come se vedessero i personaggi  su un palcoscenico immaginario.
Poche di loro avevano assistito ad uno spettacolo, ma avevano letto i libretti con il testo, ascoltato le descrizioni dei rari spettatori  fortunati e appassionati, che si erano avventurati fino a Torre del Lago o al Teatro Verdi di Pisa. 
Un giorno, anzi una sera, cambiati i tempi in fretta e ormai nell'era della riproduzione sempre più perfezionata di ogni tipo di musica, venne anche per me, alla fine degli anno '70, l'occasione di assistere a quello spettacolo che rende il melodramma italiano famosa nel mondo. Erano pochi i giovani che all'epoca si interessavano all'opera lirica, ma alcuni  se ne erano appassionati, perché il messaggio dell'arte trova sempre chi ne recepisce l'incomparabile valore.
Si rappresentava Madama Butterflay; già nel percorso per raggiungere il teatro,ponticelli , camminamenti di legno e luci soffuse anticipavano l'atmosfera orientale della tragica vicenda di Cio Cio San e la  ricca scenografia ricreava un angolo di Giappone sullo sfondo del Lago e delle colline lontane, nell'ultima luce della giornata estiva. Questo dava un suggestivo senso di continuità tra il paesaggio reale e la finzione scenica, nella quale lo spettatore si sentiva immerso, poi le prime note dell'orchestra...
dedico a  Don Giacomo il  seguente sonetto
Belvedere Puccini
 Brume d’autunno sulle acque silenti
Vélano le colline in lontananza;
fischiano nei canneti freddi venti,
l’acqua dal cielo non ha più distanza.

La villa, austera, guarda a sé di fronte,
luci e colori la stagione smorza:
livido il lago, i monti all’orizzonte,
il  passato e i  ricordi  prendon forza.

Quando sorse tra noi un grande artista,
qui visse e amò la gente e questi luoghi
e si ispirò a questa stessa vista.

La musica da qui prese le ali:
armonia e canto, storie e sentimenti,
immensa arte in opere immortali.

Venerdi, 29 giugno 2012   
La barca di Pietro 




Uno sguardo tardivo al calendario mi ha fatto ricordare che oggi ricorre la solennità dei Santi Pietro e Paolo.
Questa prima festa dell'estate appena iniziata ( ma Caronte, per non smentirsi, è spietato ), una volta festa anche per scuola e lavoro,  porta con sé una serie di tradizioni e credenze popolari. Qui  da noi si diceva che prima di S.Pietro e Paolo non si doveve fare il bagno in mare, pena il rischio di annegare! Nessuno mi ha saputo dare una qualunque
spiegazione logica.
Legata all'avanzare del caldo estivo è l'usanza di raccogliere le noci acerbe per fabbricare il nocino, uno dei liquori casalinghi più meritatamente quotati, nei giorni che intercorrono tra S. Giovanni e i santi P & P ( i Santi sono pazienti e non me ne vorrano per questa informale abbreviazione, avranno ben altro a cui pensare , là tra le candide nubi, anche se quel "scherza coi fanti, ma lascia stare..." a dire il vero mi condiziona un po'...).
Ma la tradizione più suggestiva che mi ricordo dai tempi dell'infanzia era quella di porre un albume di uovo di gallina dentro una bottiglia, per poi lasciarla esposta al "sereno" della notte ( da noi "guazza"). Poteva essere messa nell'orto, o su un muretto o altro luogo  bene esposto, la condizione essenziale era che restasse perfettamente immobile.
Se tutto andava bene ( immobilità, temperatura, umidità o altri ignorati aspetti ) al mattino dopo nella bottiglia si poteva vedere ( aiutandosi anche con gli occhi della suggestione) una sagoma a forma di barca, la barca di Pietro, Pescatore di pesci e poi di uomini.
La mattina del 29 Giugno,  la voce dalla Ada, una delle donne anziane della corte, esperta coltivatrice, che conosceva la Natura, le tradizioni, segnava sul calendario i calendi per tutta l'annata e seguiva le indicazioni del Sesto Caio Baccelli, ci chiamava per mostrarci quello che la notte appena trascorsa aveva operato nell'interno della bottiglia. 
Io vedevo filamenti biancastri un po' rappresi, ma quella era la Barca e mi ispirava reverenza e senso di mistero. 

San Rocco, la rondine fa fagotto

Ferragosto è passato, con un sospiro di rimpianto per molti e un sospiro di sollievo per molti altri.
Oggi, I6 Agosto, ricorre  la festa di
San Rocco, il santo pellegrino e taumaturgo.
Mentre l'arrivo delle rondini, segno del ritorno della Primavera, è stato da sempre associato dalla tradizione popolare alla data del 21 di Marzo,     come recita il famoso proverbio "San Benedetto, la rondine sotto il tetto", è molto meno noto il detto secondo il quale le rondini cominciano ad organizzarsi fin da ora  per la partenza.
Io non ne avevo mai sentito parlare, finchè quest'anno una circostanza particolare ci ha portato ad occuparci più da vicino di questi uccelli,
 familiari e misteriosi ad un tempo, che ci tengono compagnia in estate,   "le rondini la sera intreccian voli", per emigrare poi all'arrivo dell'autunno e
 poi, a primavera, il ritorno. Un segno del tempo che passa e dell'avvicendarsi delle stagioni, che scandisce il ritmo della Natura e della nostra esistenza.
Le cose della Natura non sono così edulcorate e poetiche, non mancano aspetti più concreti e ...imbarazzanti, anche per le leggiadre rondinelle dalle ali di velluto nero, che non si limitano solo a garrire...
E' bello ospitare un nido di rondine sotto alla grondaia del tetto, è come condividere con  la loro famigliola l'intimità domestica  e il senso di protezione che il tetto rappresenta. E pazienza se si dovrà ovviare ai segni della convivenza che piovono di sotto, magari con una apposita mensola.
Il nostro problema di questi mesi, però, non era questo, ma il rifacimento della parte vecchia del tetto, ormai pericolante, che ospita un nido, da anni lì sotto con i suoi inquilini stagionali, mèta dell'andirivieni dei genitori e, dopo la schiusa delle uova, si potevano sentire i cinquettìi dei nuovi nati.
Intanto la data dei lavori si avvicinava e cresceva la nostra preoccupazione per l'inevitabile sacrificio che si stava prospettando.
Distruggere, sia pure per cause di forza maggiore, un nido occupato da piccoli ancora inetti al volo, significa morte sicura per i rondinotti e non mi soffermo sulla disperazione dei genitori.
Si presentava, all'inverso, il crudele destino che da sempre ha commosso i lettori degli accorati versi di Pascoli, che identifica nella storia della rondine uccisa la propria tragedia familiare.
Impensabile il rinvio per un lavoro necessariamente legato alle condizioni metereologiche e programmato da tempo.
Senza esprimerlo apertamente in modo pietistico quanto inutile, il rammarico per questo involontario atto distruttivo era presente dentro di noi, impotenti per qualunque in‌tervento di recupero: il fragile nido si sarebbe sbriciolato senza dubbio anche usando tutta la cautela per una eventuale rimozione.
Abbiamo così cominciato a raccogliere in rete notizie sulle rondini e le loro abitudini, consultando anche associazioni animaliste, che,quando è
possibile, intervengono adeguatamente.
Così siamo venuti a sapere che i piccoli impiegano 20 - 30 giorni per involarsi e, una volta imparato a volare, il nido non è più indispensabile alla loro sopravvivenza.
Ci può essere però una seconda covata, ma, e qui entra in gioco San Rocco, a questo punto dell'estate il ciclo riproduttivo è concluso e  ...la rondine fa fagotto!!
Nel frattempo una serie incredibile di problemi contingenti, pratici e soprattutto  burocratici, ha costretto al rinvio del lavoro per settimane, dando tempo ai rondinotti di lasciare il nido...
Al disappunto per il ristagno di tutto il problema faceva riscontro una specie di sollievo poiché, man mano che i giorni passavano, si accorciava il tempo necessario al rondinino per spiccare il volo.
Questa volta le lungaggini della burocrazia hanno avuto una inaspettata utilità, almeno per i nosrti ospiti alati...ora si comincia e speriamo che non piova.
Se il prossimo anno quella coppia di rondini farà ritorno, saremo lieti di ospitarla sotto il nuovo tetto.


  Beatrice 


Beatrice è arrivata sul far della notte.
 Si era fatta annunciare già nel pomeriggio, con un corteo di nuvole ballerine, come damigelle danzanti ai comandi capricciosi di un vento volubile e incostante. Più tardi, nell'ora blu del crepuscolo, un po' di brezza a dar sollievo ad una delle giornate estive più afose e soffocanti.
Poi calma piatta fino a sera inoltrata.
Si comincia a vedere  lampi alti, altissimi, su un fronte così ampio, quasi circolare, da non sapere da dove arriva il temporale.
Dopo, dal mare, si schiera la coltre di nubi, nere sul nero della notte: lo "sceprone", foriero di tempesta, qui sempre interpretato come segno sicuro di grande pioggia imminente.
Dal balenare dei lampi, col respiro sospeso, si intravedono volumi e masse rigonfie e accavallate, come una mandria informe di groppe e teste, violacee e bluastre negli squarci accecanti che precedono, con tempi sempre più corti, il rombo del tuono, finchè luce e rumore non condividono lo stesso ritmo.
 Anche le
prime
gocce impongono il loro ritmo sempre più serrato.
 Beatrice è qui, attesa e temuta : abbiamo coperto il tetto da poco più di 24 ore, non completato, ma in sicurezza quel tanto che basta per non soccombere al temporale a cielo aperto.
Come si dice da queste parti " Ora por piòve!".